“AMIANTO A BINETTO: FINALMENTE SE NE COMINCIA A PARLARE!”

 

Mercoledì 10 febbraio scorso, nel salone parrocchiale di Binetto si è tenuto l’incontro-dibattito sul tema: “Amianto un veleno di casa nostra. Il caso di Binetto e l’ex fabbrica Vianini”.

La serata è stata organizzata dalla Libera Associazione Binetto (LAB) che da diversi anni promuove con le sue iniziative la riscoperta, la rivalutazione e la salvaguardia del territorio binettese, soprattutto dal punto di vista ambientale. In particolare quest’anno con il progetto “Liberiamo il nostro futuro” la Lab intende, tra le altre cose, suscitare interesse e attenzione verso un problema che da anni minaccia la salute dei cittadini e che potrebbe riservare proprio al futuro e alle nuove generazioni i suoi esiti più nefasti; si tratta della convivenza della comunità binettese con centinaia di metri quadri di pannelli in cemento amianto, tipo eternit, presenti nella grande struttura industriale di proprietà della Vianini Spa, ubicata a ridosso del centro abitato.

Inaspettatamente per gli organizzatori, c’è stata una buona partecipazione della cittadinanza, grazie soprattutto alla presenza di ex lavoratori della fabbrica. Anche la sensibilità dell’Amministrazione comunale è cambiata rispetto a qualche mese fa, nel senso che almeno ora ci sono degli interlocutori con i quali si può cominciare a parlare anche della Vianini.

Mentre uno degli organizzatori dell’evento introduceva l’argomento, sulla parete della sala scorrevano le foto dei capannoni industriali, le cui coperture in eternit presentano moltissime ed evidenti lesioni. Lo stato di degrado già di per sé preoccupante, diventa allarmante in particolari condizioni meteorologiche; per esempio nei giorni ventilati si assiste ad una naturale ma allo stesso tempo perniciosa “grattugiata” fatta ai pannelli di amianto da alberi e arbusti. Le fibre di amianto rilasciate in seguito a questo sfaldamento delle coperture costituiscono un veleno per chi malauguratamente le inala; infatti esse rimangono silenti nell’organismo umano per venti, trenta o anche quarant’anni, per poi scatenare i loro effetti mortali soprattutto sul sistema respiratorio, in particolare i polmoni: il mesotelioma pleurico è il tumore provocato da tali fibre.

In contrasto all’evidenza delle immagini dei capannoni, le comunicazioni ufficiali dell’azienda, nonché della ASL, relative ad accertamenti eseguiti utilizzando analisi in laboratorio e ispezioni visive, sono alquanto confuse, delle volte contraddittorie, altre volte ovvie oppure vaghe, in altri termini risultano poco scientifiche; basta considerare l’uso frequente che si fa nei certificati della ASL dei verbi “sembra”, consiglierebbe”, “dovrebbe”, quando si comunicano i risultati delle indagini. Le relazioni dei proprietari poi dichiarano uno stato di degrado progressivo dal 2004 al 2007, mentre parlano di condizioni di conservazione “miracolosamente” buone nel 2008 e 2009.

Casi simili a questo di Binetto non sono rari in Italia, come ha testimoniato il breve filmato, tratto da una recente inchiesta televisiva condotta dalla RAI, e proposto all’assemblea prima degli interventi degli ospiti. Proprio a pochi chilometri dalla Vianini di Binetto c’è una fabbrica che lavorava amianto e che per anni ha inquinato l’aria del quartiere Japigia di Bari provocando fino ad oggi 374 morti: parliamo della Fibronit. Le analogie tra i due casi, anche nel modo di affrontare il problema da parte dei proprietari delle aree, hanno indotto la LAB ad invitare delle persone che, o per la loro professione o per le loro cariche pubbliche o per le loro storie private, risultano coinvolte nella vicenda Fibronit, e che a titolo assolutamente gratuito mettono la loro esperienza a servizio di chi  si ritrova a vivere il loro stesso dramma.  

Ospiti della serata erano Nicola Brescia, presidente del Comitato Cittadino Fibronit Bari; Salvatore Valletta, geologo della SIGEA (Società Italiana Geologia Ambientale), esperto dell’inquinamento da amianto; Lillo Mendola, componente dell’Associazione Familiari Vittime Amianto; Nicola Pace, già assessore alla Protezione Civile per la Provincia di Bari nella scorsa legislatura.

Il presidente del Comitato Fibronit riprendendo un passo del filmato, ha sottolineato con determinazione un concetto ribadito anche dagli altri relatori e cioè che non esiste una soglia al di sotto della quale l’amianto non è pericoloso; basta infatti una sola fibra a creare un problema.

 

Brescia ha dato diversi input per quanto riguarda la socializzazione del problema; anzitutto ha rincuorato tutti dicendo di rivedere in questa iniziativa molte somiglianze con l’inizio della loro storia come Comitato, rimarcando la necessità di proseguire nella sensibilizzazione della gente al problema. Egli ha poi messo in evidenza le difficoltà che hanno incontrato ad interloquire con le istituzioni, che rimanevano “dolosamente” cieche e sorde al problema. Ha raccontato di quando il sindaco di Bari, fece costruire una spiaggia in zona Torre Quetta, in barba alla certificazione della ASL, che dichiarava necessaria una preliminare bonifica dall’amianto che la Fibronit per anni aveva sversato in quel pezzo di costa.

D’altro canto però, ha affermato il presidente, è stato grazie all’impegno di amministratori sensibili e dell’allora Ministro dell’ambiente che la battaglia ha conseguito almeno il risultato di una messa in sicurezza. Ma soprattutto, ha ribadito, è determinante l’apporto dei cittadini, che devono prendere coscienza, unirsi e lottare.

 

L’intervento di Salvatore Valletta ha chiarito alcuni aspetti scientifici del problema e soprattutto ha fornito alcuni dati interessanti, come lo spessore delle fibre “normate” per legge, che è di 3 micron; ciò vuol dire che le fibre più piccole, le quali sono anche più pericolose, non vengono rilevate. E questo è uno dei motivi per cui il monitoraggio ambientale non può costituire un criterio adatto a classificare l’inquinamento di un’area. Il geologo, abituato a trattare con i numeri, ha riferito che una percentuale di amianto nell’aria pari a 0.8 fibre/litro, come risulta da alcune rilevazioni fatte dalla stessa Vianini (2004), non è mai stata registrata alla Fibronit. Valletta ha manifestato l’urgenza di una bonifica dello stabilimento industriale binettese, visto che, indipendentemente dallo stato di conservazione dell’amianto, che comunque è da controllare costantemente, come la stessa azienda dichiara, il sito è intessuto nel centro urbano del paese. Egli, da esperto, ritiene anche che sia opportuna una caratterizzazione di tutte le matrici ambientali del sito (suolo, sottosuolo e acque sotterranee), per escludere altri tipi di inquinamento meno evidenti, che diventerebbero pericolosi nella fase di riqualificazione dell’area. Secondo lui l’intervento più adatto al caso Vianini è la rimozione immediata di tutto l’amianto presente nel sito.

Dopo questi primi due interventi di analisi della questione, c’è stata la drammatica testimonianza di Lillo Mendola, che tre mesi fa ha perso la moglie per mesotelioma pleurico. A  distanza di più di trent’anni, da quando frequentava la scuola elementare nei pressi della Fibronit, il male si è svegliato in lei per strapparla inesorabilmente alla vita. Mendola ha confidato di aver ignorato completamente  l’esistenza dei rischi legati all’esposizione all’amianto, fino a quando non è stato diagnosticato il cancro alla moglie; poi anch’egli è diventato un cittadino attivo, al punto da fondare l’Associazione Familiari Vittime Amianto, che oggi si occupa anche di informare i cittadini sui rischi alla salute prodotti dallo stato di degrado dell’amianto.

In effetti il pericolo amianto continua ad esistere proprio perché c’è una scarsa percezione del rischio, come ha affermato Nicola Pace iniziando il suo intervento. Anch’egli ignorava completamente il problema della Fibronit, quando il Comitato era nel pieno della mobilitazione ed egli assumeva la carica di Assessore provinciale alla Protezione Civile. Pertanto ha ritenuto doveroso convocare subito i componenti del Comitato per conoscere la situazione e poter agire di conseguenza. Dopo una battaglia lunga ed estenuante si è riusciti a mettere in sicurezza tutta l’area, con i fondi derivanti da un finanziamento regionale per la bonifica da amianto.

 

Dopo gli interventi degli ospiti, il primo cittadino binettese Vito Siciliano, presente insieme ad  altri amministratori, è intervenuto per rassicurare i presenti che l’amministrazione sta lavorando per la soluzione del problema che secondo lui, può essere raggiunta più rapidamente accordandosi con i proprietari dell’area, che non intimando loro la rimozione dei pannelli di amianto. Egli ha dichiarato che comunque si adotterà subito una linea più energica, qualora non si giungesse al risultato in tempi brevi.

 

Il dibattito seguito agli interventi è stato abbastanza effervescente, soprattutto per le considerazioni fatte dagli ex operai, i quali hanno implicitamente chiesto una mano alla cittadinanza, nonché agli amministratori, a rivendicare i loro diritti, che si aggiungono al diritto di tutti alla salute.

A conclusione della serata il portavoce della LAB, interpretando un po’ anche l’orientamento  espresso dalla gente durante il dibattito, ha dichiarato che la LAB s’impegnerà a favorire una maggiore presa di coscienza civile, in modo che tutta la comunità possa chiedere alla proprietà di rimuovere al più presto e senza condizioni tutto l’amianto presente nella Vianini spa stabilimento di Binetto. Inoltre la Lab ha proposto all’Amministrazione comunale di adoperarsi affinché Binetto diventi un “comune deamiantizzato”, dove tutti i cittadini si impegnino in tempi brevi ad eliminare l’amianto anche dalle loro proprietà.

 

Si è sciolta l’assemblea con la consegna al Sindaco di un disegno del piccolo Gabriele, un bambino di otto anni che l’anno scorso aveva pensato di tradurre graficamente la sua idea: trasformare la Vianini in un giardino zoologico, finalmente fruibile appieno, non come la Villa Comunale sulla quale ora si affacciano i deleteri pannelli in eternit.

 

 

 

 

Fino allo scorso anno il torpore del paese ha reso impossibile persino il piccolo gesto di far recapitare il messaggio di un piccolo al suo destinatario; pare che qualcosa stia cambiando, pertanto occorre  cavalcare questo cambiamento di mentalità dando subito un seguito a tutto ciò che di interessante è emerso in questa serata di discussione.

 

 

 


 

 

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